La crocifissione di Gesù Cristo è un evento centrale nel cristianesimo, non solo per il suo significato storico, ma anche per la sua profonda rilevanza teologica. Un elemento particolare di questo evento, spesso trascurato, è l’iscrizione sulla croce, conosciuta come ‘Titulus Crucis’. Questa iscrizione, posta da Pilato, ha suscitato scandalo tra i Giudei e ha portato a richieste di rettifica.

Il Vangelo di Giovanni ci dice che l’iscrizione era “Gesù di Nazareth, re dei Giudei”, scritta in latino, greco ed ebraico. In latino, l’iscrizione diventa “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”, le cui iniziali formano l’acronimo “INRI”, comunemente visto sui crocifissi.

Ma la cosa più impressionante è che in ebraico, l’iscrizione diventa “Yehshúa Hanotsrí Vemélek Hayehudim”. Le iniziali di questa frase formano “YHVH”, il tetragramma biblico per il nome di Dio. Questo nome di Dio è stato tradotto in greco come ‘egó eimì’, cioè ‘IO SONO’.

Questo ci porta a una rivelazione sorprendente. L’ora della crocifissione non è solo un momento di grande sofferenza e sacrificio, ma è anche l’ora della suprema rivelazione di Dio. È il momento in cui la vera identità di Gesù di Nazareth viene rivelata in modo inscindibile sia come colui che rivela Dio sia come il contenuto della rivelazione: Dio stesso.

In conclusione, la crocifissione di Gesù non è solo un evento storico, ma anche un momento di rivelazione divina. Il ‘Titulus Crucis’ non è solo un’iscrizione, ma un simbolo della divinità di Gesù e della sua missione di rivelare Dio all’umanità.

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